Ōkura Uma no kami Yorifusa. Un racconto del Taiheiki

Yashima, Gakutei

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Inventario
CMSAOASNR1327 (1945 post)
Tipo di oggetto
Stampa a colori, Stampa di invenzione
Localizzazione
Civico Museo d'Arte Orientale
Acquisizione
legato, Mario Morpurgo de Nilma, 1944/07/20
Cronologia
Primo quarto XIX, 1820 - 1820
Dimensioni
184 x 166 mm
Materia e tecnica
silografia a colori
Misura del manufatto
184 x 166 x mm
Iscrizione
All'interno dei due cartigli in rosso accostati, il titolo della serie: Honchoren honcho nijushi ko [Ventiquattro esempi giapponesi di pietà filiale per il circolo poetico Honcho] e il nome del circolo poetico committente: Honcho.

Il surimono fa parte della serie Honchōren Honchō nijūshi kō (Ventiquattro esempi giapponesi di pietà filiare per il circolo poetico Honcho).Nel surimono si riconosce il nobile cavaliere Ōkura Uma no kami Yorifusa, che ritratto in completo assetto armato, si prostra in atto di vassallaggio e reverenza davanti allo shogun Ashikaga Takauji. La scena si svolge su un ballatoio ligneo di un castello. L'elmo del cavaliere è a terra, davanti al guerriero. Lo Shogun, abbigliato con un sontuoso e formale costume di corte, arreca in evidenza gli emblemi del potere: la spada e il ventaglio. Sotto campeggia una tenda che riporta il mon con l'emblema della casata Minamoto, disposta a chiudere la scena con un effetto da quinta teatrale.

Il surimono appartiene ad una serie nota, Honchōren Honchō nijūshi kō (Ventiquattro esempi giapponesi di pietà filiale per il circolo poetico Honchō), che traspone in versione giapponese le celeberrime ventiquattro leggende cinesi confuciane della devozione filiale. Se la fonte prima di ispirazione sono i Ventiquattro paragoni di pietà filiale della Cina, i precetti confuiani alla base delle ventiquattro leggende si adattano perfettamente all'antico Yamato-damashii, "lo spirito del Giappone", alla normativa feudale e all'etica del samurai. I ventiquattro surimono, di cui i Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste possiedono due pezzi, sono stati eseguiti su commissione dell'Honchōren, circolo di poeti kyōka con sede a Edo, per il quale, intorno al 1820 Gakutei ha disegnato altre serie. Il nome del club poetico, Honchōren, se scritto in caratteri differenti, diventa il termine letterario per designare il "nostro paese", ovvero il Giappone. L'episodio è tratto dalla lunga narrazione del Taiheiki (Storia di una pace profonda), che racconta le vicende di un cinquantennio assai tormentato nella storia del Giappone che va dal 1318 al 1367 ca. Nel surimono di Gakutei si riconosce il nobile cavaliere Yorifusa che, ritratto in completo assetto armato, si prostra in atto di vassallaggio e reverenza davanti allo shogun Ashikaga Takauji (1305-1358), reggente militare del Giappone, appartenente a un ramo dei Minamoto, gli Ashikaga, che aveva stabilito il suo quartier generale nel distretto di Muromachi, a Kyoto. Il guerriero Yorifusa, soggetto della stampa, era il figlio di Ishidō Yoshifusa, vassallo del reggente Ashikaga Takauji, che aveva ideato un piano per rovesciare il suo signore. Il giorno precedente all'attentato, Yoshifusa, consapevole delle gravi ripercussioni che avrebbe subito tutta la sua famiglia, rivela il piano al figlio. diviso tra la devozione al padre e la fedeltà al reggente militare, Yorifusa decide di obbedire agli obblighi di fedele servitore del suo signore, svelando il complotto allo shogun, ma, al contempo, salvando anche la vita al padre, altrimenti destinato a una missione suicida. Il surimono riporta la poesia di Shummintei Tanenari, poeta dell'Honchoren: Ne no hishite, kimi ga tame mata, oya no tame ryote ni hikeru, nobe no himematsu (Nel giorno del Topo, con entrambe le mani, egli coglie germogli di pino nel campo: uno per il suo signore e uno per suo padre). La poesia accenna al primo giorno del Topo che, assieme ai germogli di pino, rimanda al Capodanno e agli intenti augurali del biglietto.

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