Catalogo dei beni culturali
Musei civici del comune di trieste
Seduta in posa elegante e armoniosa, abbigliata con un kimono nero invernale, seducente per i decori floreali in argento e per la tessitura in rilievo, che sfuma in un grigio lattiginoso nella parte inferiore, una geisha si volge alla sinistra del foglio, in un punto indeterminato oltre i limiti angusti del riquadro shikishiban, sorreggendo sulle ginocchia una "chitarra lunare" o Yuen-kin, strumento musicale di origine cinese a quattro corde, piatto e rotondo, inseribile nella famiglia dei liuti. All'estremità del manico ricurvo spicca il tassello mistilineo che assume la sagoma di un pipistrello stilizzato, ostentato dalla suonatrice in senso simbolico e augurale. Nella scrittura cinese il carattere per indicare "benedizione" è fu, equivalente omofonico di fu, "pipistrello", e di solito, in Cina, le cinque benedizioni Wu Fu sono rappresentate da altrettanti pipistrelli. L'immagine del pipistrello arreca un auspicio di felicità, prosperità, longevità e buona sorte, in accordo con la prevalente funzione augurale dei surimono.
La gamma dei colori suggerisce un'opera ancora nell'ambito del terzo decennio del XIX secolo, ricorda certe combinazioni cromatiche usate da Shigenobu nella serie Osaka Shimmachi nerimono, variazioni sul tema del nero, dallo scuro profondo al grigio opalescente, acceso dall'abbinamento con colori brillanti, rossi o azzurri intensi, che lo movimentano di riverberi e iridescenze. Lo sigillo dello stampatore dichiara una pubblicazione a Osaka: ritorna, infatti, il marchio a forma di zucca bislunga che contraddistingue il rinomato atelier di Tani Seikō, varie volte rintracciato sui surimono firmati da Yanagawa Shigenobu. Da qui ne deriva l'attribuzione all'autore. Gli stessi passaggi di proprietà, rilevati per le altre stampe di Shigenobu, si confermano per tale surimono: dalla collezione di un artista, eppure possidente, commerciante e collezionista, Marino Lusy, nato e vissuto per lungo tempo a Trieste, a quella di un altro benestante e possidente triestino, Mario Morpurgo de Nilma, sino alle collezioni museali.