Catalogo dei beni culturali
Musei civici del comune di trieste
Sullo sfondo uniforme e biancastro della carta preziosa si staglia la figura di una donna in ginocchio, con ogni probabilità una cortigiana del Kamigata, accoccolata e quasi rannicchiata, davanti a un braciere rosato di forma quadrangolare, a cassone, in sono infilate delle palette per la cenere. Indossa un pesante abito invernale di un verde spento e olivastro che sfuma in una pallida tonalità malva nella parte inferiore, ornata di tralci vegetali; l'orlo imbottito presenta la stessa tinta malva con un timbro più carico e la fodera marrone riprende il colore dell'alta cintura con stilizzate ondulazioni in argento, sciolta sul tergo in modo da fluire sul pavimento, assieme ai lembi della veste. La mano destra impugna una pipa lunga e sottile che, puntata come una bacchetta, si protende sul braciere e lo oltrepassa fino a raggiungere l'asse del piccolo vaso di porcellana bianca e blu che contiene la pianta portafortuna, associata per tradizione al Capodanno nipponico.
Stilizzazione del volto e della figura tesa entro le linee rigide ed aguzze, si ricollega ai moduli della tarda produzione della scuola Utagawa. L'incisione è tutta impostata sui toni spenti dell'ocra, del verde, del rosa, del marrone, illuminati dalle dorature e dal gauffrage. Il ritratto della bella donna che fuma o regge la pipa compare con maggiore evidenza dal XVIII secolo, congeniale ai soggetti dell'ukiyo-e e alle immagini delle bellezze nelle case verdi; Utamaro ne è stato l'interprete elettivo, trasformando la lunga pipa femminile in un connotato elegante e sensuale, accessorio leggiadro della seduzione, assimilato in tal modo da tutti gli artisti successivi. Il surimono risulta stampato a Osaka, nel laboratorio di Tani Seiko, commissionato dallo stesso gruppo di poeti, associato allo Tsurunoya.