Catalogo dei beni culturali
Musei civici del comune di trieste
Impostato in prevalenza sulle tonalità dell'azzurro, associate al ruggine, al marrone e alle abituali tinte biancastre, il surimono appare piuttosto convenzionale per soggetto e soluzioni compositive: in primo piano, una donna, forse una geisha, è accoccolata a terra con i lembi del kimono che scivolano, fluidi e sinuosi, sul pavimento; presenta un aquilone con il carattere Ryū ("drago"), esposto in senso augurale e festivo, indossa una veste azzurra, decorata solo nella parte inferiore con un motivo di uccelli dorato su rami tra ondulazioni d'argento, e porta un obi a scacchi con disegni di takara-zukushi, i "vari tipi di tesori" di origine cinese, ovvero gli emblemi e gli oggetti simbolici che, nella tradizione giapponese, alla vigilia di Capodanno, sono trasportati nella barca fatata delle Sette Divinità della Buona Fortuna. La donna si volge all'indietro, sorpresa, a osservare il grazioso usignolo cilestrino volante in picchiata sul bonsai di pruno che, assieme a varie altre piante, è posto in un largo vaso di porcellana bianca e blu. Tutto l'insieme, elementi e oggetti simbolici, indirizza a una festività. Da notare i motivi decorativi sul kimono: stilizzati uccelli tra argentate volute a nuvola; quadratura a patchwork dell'obi (con inseriti motivi geometrici o fiori, argentati o dorati).
La stampa, che non riporta il cartiglio con il titolo, dovrebbe appartenere alla serie Katsushika Gosekku ("Le cinque festività per il gruppo Katsushika), commissionata a Taito II da Katsushikaren, importante gruppo di poeti, attivo a Edo, nell'ultima fase del movimento kyōka in quella città. L'emblema del circolo, il carattere Bun, è impresso tra le pieghe della manica del kimono. La serie Katsushika Gosekku, al momento la più nota di Taito II, riprende un tema molto frequentato dai disegnatori dell'Ukiyo-e: le cinque feste annuali. La stampa in esame potrebbe alludere alla celebrazione del Nuovo Anno oppure alla cerimonia primaverile del terzo mese. Ma sembra più probabile la prima interpretazione. Già appartenente alla collezione Lusy. Una stampa del tutto identica è conservata all'Harvard Museum.